domenica 25 marzo 2012

Dialisi - Donazione & Trapianto

Solo in pochi sanno cosa sia la dialisi e, di conseguenza, non ne conoscono le problematiche correlate. Se queste conoscenze vengono meno, anche la divulgazione dell'informazione sulla donazione non potrà attecchire nelle coscienze di tutti noi.

La donazione è l’atto fondamentale per risolvere i problemi di moltissimi dializzati. Senza di essa, un paziente non può essere sottoposto al trapianto, restando così confinato nell’oblio della dialisi per molti anni o, in alcuni casi, fino al decesso.

La dialisi — meglio nota come emodialisi (dialisi del sangue) — sostituisce la funzione dei reni naturali quando questi presentano una ridotta o assente funzionalità (insufficienza renale). La macchina utilizzata viene definita rene artificiale: il suo scopo è depurare il sangue dalle sostanze tossiche e normalizzare il peso corporeo, operazioni che un organismo con insufficienza renale non riuscirebbe a compiere.

Nel procedimento dialitico, il sangue fluisce in un’unica direzione, dal paziente alla macchina; dopo aver attraversato un filtro e grazie all'impiego di una soluzione dialitica, ritorna al paziente privo di tossine. Una seduta di dialisi (da effettuarsi a letto o in poltrona) dura circa 4-5 ore, per tre volte a settimana (a seconda dei casi).

Prima di iniziare il trattamento, è necessario eseguire un intervento chirurgico per creare un accesso vascolare, solitamente nel braccio. Attraverso una fistola — un collegamento permanente tra una vena e un'arteria creato in anestesia locale — si permette il passaggio di alti flussi di sangue. Dopo 4-6 settimane, la vena aumenta di volume e diventa abbastanza robusta da poter essere utilizzata per la terapia.


Ecco come funziona una fistola arterovenosa

Durante la dialisi, due aghi vengono inseriti nei vasi sanguigni in corrispondenza della fistola. Il primo ago preleva il sangue che deve essere depurato, mentre il secondo riporta il sangue filtrato all'organismo.

Gli aghi sono collegati, mediante tubi in materiale plastico, a un filtro speciale chiamato dializzatore (o rene artificiale). Una pompa spinge il sangue all'interno del dializzatore: qui il sangue scorre su un lato del filtro, mentre la soluzione preparata dalla macchina passa sull'altro.

La soluzione, pur non mescolandosi mai direttamente con il sangue, estrae i liquidi in eccesso e i prodotti di scarto attraverso il processo di dialisi. Infine, il sangue depurato ritorna al secondo ago tramite il circuito tubulare e viene reintrodotto nel corpo del paziente.


Difficoltà in dialisi

Spiegare cosa significhi tutto questo, settimana dopo settimana e per tutta la vita, è difficile. L’esistenza di un dializzato è scandita dalla lentezza con cui le scorie si accumulano nell'organismo: una lentezza che regala un giorno o due di relativo benessere, nei quali è possibile vivere senza il rene artificiale, come tutte le altre persone.

Chi incontra un dializzato tra una seduta e l'altra, senza conoscerne la situazione, difficilmente immagina che la sua vita dipenda da una macchina, poiché all'apparenza sembra una persona comune. Tuttavia, trascorso questo breve tempo, l'appuntamento con la terapia è inevitabile: saltare una sola seduta significa ricominciare a stare male; saltarne di più può essere fatale.

Gli emodializzati devono limitare drasticamente l'assunzione di liquidi, poiché tutto ciò che ingeriscono resta nel corpo fino alla dialisi successiva. In soli due giorni, il peso può aumentare di diversi chili. L’incremento massimo consentito nel periodo interdialitico è pari al 5% del peso corporeo: se si eccede, la seduta successiva non sarà sufficiente a smaltire l'accumulo, poiché l'organismo non tollera sottrazioni di liquidi troppo brusche. Inoltre, l'eccesso d'acqua può accumularsi nei polmoni, ostacolando la respirazione (edema polmonare).

Nonostante debbano bere pochissimo, i dializzati provano una sete molto più intensa rispetto a una persona sana. La sete è il segnale con cui il cervello avverte che la concentrazione di sali e urea nel sangue è troppo alta. In un corpo sano, i reni eliminano l'eccesso; in un paziente nefropatico, i sali restano nell'organismo e, con essi, la sete. L'unica soluzione è consumare cibi poco salati e cercare di "dimenticare" l'arsura in attesa della dialisi successiva.

La dialisi non sostituisce appieno i reni sani. Mentre questi ultimi lavorano 24 ore su 24 mantenendo basse le tossine, la macchina agisce a intermittenza, permettendo alle scorie di raggiungere picchi elevati nel sangue.

  • Anemia: Quasi tutti i dializzati ne soffrono. I reni producono l'eritropoietina, un ormone che stimola il midollo osseo a generare globuli rossi. Senza di esso, il midollo diventa "pigro". In casi gravi, l'ormone deve essere somministrato artificialmente.

  • Potassio: Fondamentale per il cuore e i muscoli, il potassio in eccesso non viene smaltito correttamente dalla dialisi. Un accumulo può causare debolezza, aritmie e persino l'arresto cardiaco. Per questo, cibi come cioccolato, frutta e verdura devono essere limitati.

  • Fosforo e Calcio: L'aumento del fosforo nel sangue sottrae calcio alle ossa, causando dolori articolari e fragilità scheletrica. Questo accade perché i reni non riescono più ad attivare la vitamina D, funzione che la macchina non può sostituire.

  • Pressione Arteriosa: Restano irrisolti anche i problemi legati alla produzione di renina e prostaglandine, sostanze che regolano la pressione.

La dialisi permette, pur con enormi sacrifici, una buona sopravvivenza. 

Ma per ogni paziente esiste un unico sogno: il ritorno a una vita normale. 

Questo sogno ha un nome: Trapianto

Un nuovo rene funzionante significa libertà dalla macchina e salute riacquistata.



Trapianto di rene da vivente: opportunità poco conosciuta
http://www.azsalute.it/Interno.aspx?Oid=823

Innegabilmente, si tratta di un grande atto d'amore verso un figlio, un fratello o la persona amata. È la volontà di salvarla dall'incubo della dialisi e da quella macchina che permette di vivere depurando, più volte a settimana, il sangue reso impuro da reni che non filtrano più.

L'unica alternativa alla dialisi è il trapianto, ma le liste d'attesa per ricevere un organo da donatore deceduto sono lunghe, spesso troppo; a volte, il destino non concede il tempo di aspettare. Ed è qui che può scattare l'atto d'amore: la donazione di rene da vivente.

Oggi, il trapianto da donatore vivente è considerato un'alternativa validissima a quello da cadavere. Anzi, secondo le statistiche norvegesi — Paese che pratica questa procedura dal 1968 come prima opzione terapeutica — risulta essere un'ottima scelta. In tutti questi anni, infatti, non si sono registrati decessi operatori né post-operatori; inoltre, l'aspettativa di vita del donatore non risulta modificata e il recupero dei soggetti trapiantati è completo.

Eppure, in Italia, il trapianto di rene da vivente rappresenta solo l'11% del totale. Ci si chiede il perché. La risposta più probabile è che questa pratica non sia ancora adeguatamente conosciuta: si tende sempre ad associare il trapianto esclusivamente a una persona deceduta.

Da qui nasce l'importanza di informare la popolazione sulla possibilità di donare un rene in vita: un'occasione preziosa per offrire a chi è affetto da insufficienza renale grave l'opportunità di tornare a vivere.



Tecnica mini invasiva, più facile il trapianto di rene da donatore vivente
http://www.azsalute.it/Interno.aspx?Oid=807

Grazie a una nuova tecnica di chirurgia mini-invasiva, la donazione di rene da vivente diventa più semplice: l'organo viene prelevato attraverso una piccola incisione di soli 6 cm, in modo sicuro e meno traumatico.

Questa metodica offre maggiori garanzie rispetto alle procedure tradizionali e, come ogni intervento mini-invasivo, garantisce un miglior risultato estetico, una riduzione del dolore e delle complicanze, nonché una degenza ospedaliera ridotta e una più rapida ripresa del donatore.

sabato 10 marzo 2012

Astuccio di Pronto Soccorso


Vorrei condividere con tutti voi qualcosa di veramente bello da leggere, da conservare e tenere a disposizione in caso di bisogno... Sono frammenti pieni di sentimento che ci ricordano chi siamo.

Il testo (che forse è già di vostra conoscenza) non è frutto di una mia elaborazione, ma mi è stato donato da una persona a me molto cara e preziosa, che a sua volta lo ha ricevuto da qualcun altro di pari profondità d'animo.


Astuccio di Pronto Soccorso

Abbiamo bisogno di un astuccio di pronto soccorso, il cui contenuto è il seguente:
  • Un paio di occhiali
  • Un elastico
  • Un cerotto
  • Una matita
  • Un filo
  • Una gomma per cancellare
  • Un bacio al cioccolato
  • Una bustina di tè
Vi state chiedendo a che cosa servono tutti questi ingredienti?

Gli Occhiali...
per vedere e apprezzare le qualità delle persone che ci circondano.

L'Elastico...
per ricordarsi di essere flessibile quando la gente o le cose non sono come vorremmo.

Il Cerotto...
per guarire i sentimenti feriti, tanto i nostri quanto quelli degli altri.

La Matita...
per scrivere tutto il bene che ci capita quotidianamente (e Dio solo sa quanto ce n'è da scrivere).

La Gomma da Cancellare...
per ricordare che ognuno di noi commette errori e che abbiamo l'occasione di cancellare.

Il Filo...
per restare legati alle persone realmente importanti nella nostra vita e che rischiamo di dimenticare.

Il Bacio al Cioccolato...
per ricordarci che ognuno di noi ha bisogno di un bacio, una carezza o una parola gentile ogni giorno.

E, finalmente, la Bustina di Tè...
perché alla fine della giornata possiamo riposare, rilassarci e riflettere.

Forse, per la gente, sei solo "QUALCUNO".
Ma...sicuramente sei "IL MONDO" per "QUALCUNO".

Che questo "Astuccio" possa rimanere a portata di mano in caso di bisogno...!

giovedì 8 marzo 2012

Le Verità Nascoste



Il rifiuto, il non essere accettati o la percezione di una diversità rispetto all’apparente normalità degli altri, rappresentano la nostra paura più primordiale; un timore che ci spinge spesso a comportamenti che snaturano la nostra vera libertà e personalità. Viviamo un isolamento interiore e un senso di colpa verso noi stessi per il semplice motivo che tendiamo a chiuderci, evitando di aprirci completamente. Siamo infatti coscienti che raccontare la verità — che venga accettata o meno — può portare allo scontro, all’allontanamento e alla solitudine.

Nella coppia vogliamo a tutti i costi conservare la nostra autonomia di individui pensanti, con libertà di agire, talvolta pensando egoisticamente solo a ciò che è giusto per noi. È sacrosanto non snaturarsi e preservare i propri spazi, ma è altrettanto giusto condividere le scelte e gli avvenimenti che ci accomunano. L’unione è sinonimo di responsabilità reciproca, non individuale.

Aprirsi, anche con il rischio di non essere compresi, è fondamentale. Non si deve aver paura di esprimere sentimenti, pensieri e opinioni. Gli "scheletri nell’armadio" impediscono di vivere sereni: è meglio affrontarli subito, prima che sia troppo tardi. Altrimenti, si finisce per vivere nella menzogna, trasformando il rapporto in una farsa consapevole che, col tempo, conduce alla sfiducia e alla rottura. La chiarezza fin dall’inizio è l'unica via per un rapporto sano, dove la libertà di essere se stessi non sfocia nell'individualismo, ma nella partecipazione.

Nel mondo del lavoro le dinamiche cambiano: il rapporto si basa sulla fiducia professionale e solo raramente su quella personale. Aprirsi è concesso solo con i colleghi più affini, ma sempre entro certi limiti: esiste una soglia necessaria che divide la sfera privata da quella professionale.

Tra amici, invece, entrano in gioco meccanismi più antichi, legati al nostro passato e a una libertà più incondizionata. Non vi sono legami che impediscano di esprimere le proprie scelte o che costringano a nascondere la verità. Nelle amicizie vere — forti, leali e durature — le motivazioni che portano a celare la verità decadono. Proprio perché si tratta di rapporti storici, riusciamo a essere noi stessi: l’amico o l'amica sono, da sempre, i nostri confidenti naturali.

La differenza tra l'amico e il compagno di vita è sottile ma fondamentale. L’amico rappresenta la spensieratezza di un momento e, a volte, la valvola di sfogo per le tensioni con il partner. Il compagno o la compagna, invece, oltre a essere il confidente assoluto per le questioni più intime, è colui o colei con cui si pianifica il futuro attraverso scelte condivise, al riparo da condizionamenti esterni.

In conclusione, le verità nascoste sono sempre un danno: prima di tutto per se stessi e, di riflesso, per i rapporti con gli altri.

domenica 4 marzo 2012

Ciao Lucio Dalla


Con profonda commozione, rivolgo il mio umile saluto a un grande della canzone italiana: un uomo che ha contribuito a arricchire l’animo e lo spirito di tutti coloro che hanno avuto la fortuna di ascoltarlo e seguirlo.

La sua straordinaria personalità, accompagnata da una profonda spiritualità poetica ed espressa attraverso l’arte della musica, ha risvegliato in noi momenti di grande riflessione su temi quali l’amore, l’amicizia e la solidarietà.

Ciao Lucio… e grazie per le parole che ci hai donato attraverso la poesia della tua musica. Tutti noi ti siamo grati e ti abbracciamo con immenso affetto.



sabato 3 marzo 2012

Inno all'Amore


Meraviglioso sentimento
che accompagni in ogni momento
il nostro cammino.

Noi a te ci chiniamo,
perché grazie a te noi primeggiamo.

Una finestra sul mondo ci hai aperto
e noi, spettatori affascinati, osserviamo
quanto di bello ci viene donato.

Grazie a te il nostro animo interagisce
e gioisce.

Grazie a te i nostri pensieri e le parole
si illuminano come una pietra preziosa,
si liberano come un canto dolce e melodico.

I nostri respiri si fondono in un’unica
entità di gioia che, con soffio leggero,
sospinge le ali dell’amore verso
orizzonti infiniti.

Con occhi diversi noi viaggiamo,
perché grazie a te noi ci muoviamo.

La dolcezza e la tenerezza noi proviamo
quando siamo vicini e ci stringiamo.

Mano nella mano noi ci ritroviamo,
ogni volta che lo vogliamo,
anche quando non ce l’aspettiamo.

Grazie a te noi insieme affrontiamo
le difficoltà e tutto ciò che non conosciamo.

Grazie a te il nostro presente è cambiato
e più bello è diventato rispetto al passato.

Il futuro con più serenità noi affrontiamo,
perché ora insieme noi siamo,
e grazie a te se lo possiamo.

Amore, tu meraviglioso sentimento,
ci hai coinvolti pur non sapendo
chi noi fossimo in questo mondo;
e giorno dopo giorno,
per mano ci hai accompagnati
verso emozioni semplici e pure.

Amore, parola così piccola
ma di immensa forza,
capace di cambiare i nostri cuori,
di farci incontrare,
di unire e rendere grandi le nostre emozioni.

Stella del nostro cuore, Amore tu sei,
che doni luce alle nostre vite;
ardi perennemente in noi
e riscalda le nostre anime
soffiando un vento caldo di intima dolcezza.

Amore, grazie Amore…

La Vita



Riflessioni sul Senso della Vita

La nostra vita intraprende spesso strade nuove, o comunque differenti dalle normali abitudini quotidiane. Gli ostacoli e gli imprevisti sono sempre presenti, pronti a frenare il nostro entusiasmo e la voglia di proseguire verso il fine che ci prefiggiamo. Spetta a noi non mollare e, armati di spirito combattivo, affrontare le avversità per superare ogni intralcio che ci si pone davanti.

Le malattie, la crisi sociale ed economica, le problematiche psicologiche, le paure e l’isolamento sono situazioni negative che dobbiamo, per forza di cose, affrontare per non soccombere. In realtà, esistono anche tante realtà positive che ci donano forza ed energia: l’amore, l’affetto, i figli, la solidarietà, un abbraccio, la famiglia, il sole e tutto ciò che di bello si rivela ai nostri occhi, provocando sensazioni intense e incoraggianti.

Domande Esistenziali

Pertanto, convivono cose belle e brutte, il bene e il male, ostacoli e traguardi. Ma cos’è la vita, in realtà? È solo una continua corsa a ostacoli? Verso cosa? Perché nasciamo e qual è il nostro scopo?

Gioiamo e soffriamo, ma a cosa porta tutto questo? Qual è l’incomprensibile ragione della nostra esistenza, del nostro essere "umani"? Il nostro scopo è forse solo quello di nascere, lottare per sopravvivere e procreare? Ma per arrivare dove? Solo verso quella luce che un giorno si spegnerà? E poi?

Non è possibile che il nostro venire al mondo si riduca solo al ciclo nascita-morte, con in mezzo una miriade di sfaccettature che riempiono la nostra breve esistenza. Forse la vita è come una ruota che gira ad altissima velocità, talmente rapida da sbalzarci verso un nuovo ciclo, di natura diversa e a noi apparentemente oscura.

La Visione Spirituale

È forse la nostra vita una prova verso qualcosa di più grande? Personalmente, credo che l'esistenza non si riduca al puro materialismo terreno. È mia convinzione che ci sia dietro un percorso Divino.

Dio ci ha creati per un fine più alto, ancora a noi incomprensibile. 

Il Signore Dio nostro È

È colui che ha creato tutto ciò ed è permesso solo a Lui conoscere cosa ci attende. Egli ci indirizza nel cammino, dandoci la possibilità di scegliere tra il bene e il male. È colui che ci mette alla prova, che ci dona gioie e dolori, e che deciderà del nostro futuro.

Egli prenderà in esame la nostra esistenza terrena e la giudicherà: il Suo giudizio finale sarà il nostro futuro spirituale. Esaminerà, in base ai Suoi insegnamenti, ciò che siamo riusciti a mettere in pratica. 

Siamo solo di passaggio sulla terra, ma il Signore ci ha insegnato a viverla nel migliore dei modi: nel rispetto reciproco, con amore verso il prossimo, solidarietà e misericordia.

In qualunque momento il Signore potrà chiamarci al Suo cospetto: dobbiamo farci trovare pronti, senza alcuna riserva. 

Il Signore ci ha insegnato ad amare, e allora... amiamoci.