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sabato 12 aprile 2014

I Sentieri della Rinascita



Anni di sacrifici e di sofferenze. Mente e fisico messi a dura prova per quasi vent’anni.

Due genitori che hanno dovuto affrontare problemi più grandi di loro, condizionati nella quotidianità e nei progetti futuri. Umiltà, forza d’animo e spirito di sacrificio li hanno accompagnati in ogni momento difficile. Non hanno mai mostrato un cedimento, andando sempre avanti a testa alta e con dignità.

In una famiglia numerosa, il figlio più piccolo diede loro, fin dalla nascita, non solo gioia ma anche il "sapore nuovo" della sofferenza, del coraggio e della speranza. Tante preoccupazioni all’inizio, seguite dall'attesa di un futuro migliore.

Lunghe ed estenuanti sono state le lotte di una madre per alleviare le sofferenze fisiche e psicologiche di un figlio che sgomitava per avere un’infanzia e un’adolescenza normali, come quelle dei suoi coetanei. Accanto a lei, un padre sempre presente, capace di fare l’impossibile per non far mancare nulla.

Insieme, hanno saputo fondere le proprie diverse concezioni del mondo in un sistema di gestione familiare solido, che ha permesso loro di superare uniti i momenti più bui. Un peso enorme sulle loro spalle: sei figli da crescere — uno dei quali con gravi problemi di salute — un solo stipendio, una casa e un terreno conquistati dopo anni di fatiche. È difficile immaginare quanto tempo abbiano potuto dedicare a se stessi; per loro esisteva un unico scopo: migliorare la vita e il futuro dei figli, a costo di sacrificare la propria. Qualcosa di unico e magnifico: donarsi interamente per il bene della famiglia.

Spesso, per noi figli, è facile esaltare un genitore e screditare l’altro, oppure soffermarci solo sui loro difetti caratteriali. Dovremmo invece comprendere che dietro certi atteggiamenti criticabili possono celarsi motivazioni profonde che la nostra inesperienza non ci permette di interpretare. Dobbiamo apprezzare il sacrificio e l’amore ricevuto, senza permettere che piccoli attriti logorino il nostro animo allontanandoci dall'orbita familiare.

Quanta sofferenza nella mia vita... ma quanta ricchezza ne ho tratto. Umiltà, amore, devozione: esempi che fortificano e danno la forza di andare avanti. Ringrazio il Signore per questa prova, perché solo attraverso di essa ho potuto assaporare l’amore vero di una famiglia. La superficialità non mi è mai appartenuta; i valori sono stati la struttura portante di un progetto più grande: la mia crescita morale e spirituale come uomo.

Dopo anni di prove, è giunto il giorno che ha coronato ogni speranza.

12 aprile 1989: la rinascita.

Grazie all’aiuto del Signore e al gesto immenso di mio padre, ho potuto assaporare la libertà. Sì, la vera Libertà! Quella fisica e mentale che mi era mancata, incatenato com'ero a forme di autopregiudizio sociale a causa della salute.

Mio padre ha donato una parte di sé per il mio bene. Un atto grande, unico e ineguagliabile; un gesto di solidarietà e amore che solo chi lo compie e chi lo riceve può comprendere appieno. Oltre ai miei genitori, ringrazio i miei fratelli e la mia magnifica sorella per la loro costante presenza. Ci sarebbero infiniti dettagli da raccontare, ma appartengono alla ricchezza intima della mia storia ed è giusto che restino tali.

Amore, sacrificio, dono e speranza per una profonda rinascita… non vi è nulla di più bello.

Tutto il resto è solo vita.

Massimo



giovedì 3 aprile 2014

Benvenuta Primavera



Ciao Primavera!

Con il tuo arrivo e le splendide giornate che ci regali, con la tua luce intensa che scuote il nostro torpore e il tepore delle serate illuminate dalla luna e dal cielo stellato; con il calore e l’esplosione della natura in tutte le sue sfumature, fai riemergere in noi sentimenti profondi, rimasti a lungo assopiti.

Cara Primavera, tu hai la capacità di risvegliare sensazioni a noi care, come:

  • Vitalità e gioia di esistere

  • Calore e quel senso di protezione dell'infanzia

  • Rinascita e speranza

  • Amore, solidarietà e apertura verso il prossimo

  • Entusiasmo e partecipazione alle novità

  • Allegria e senso di libertà

  • Creatività e desiderio di rinnovamento

  • Uno spirito nuovo nell'osservare il mondo

  • Valorizzazione della natura e di ciò che ci circonda

  • Voglia di socializzare e di viaggiare

  • Riscoperta della bellezza nelle piccole cose

  • Forza per soffocare il respiro affannoso della negatività

  • Ribellione contro la monotona consuetudine quotidiana

Amica Primavera… Ti siamo grati, perché rigeneri il nostro animo e il nostro spirito. Ci carichi di un'energia positiva tale da permetterci di affrontare e respingere ogni futura difficoltà.

Tu, Primavera, e noi, genere umano, siamo parte integrante di un sistema meraviglioso e unico chiamato Natura, il cui ciclo di vita ci coinvolge indissolubilmente. Ogni azione sconsiderata nei confronti di "Madre Natura" ha ripercussioni inevitabili lungo il nostro cammino…

Grazie di esistere, Primavera!

Uomo e Natura: un binomio perfetto.

Che splendore che siamo…









mercoledì 26 marzo 2014

Ciao Mamma



Vorrei dirti tantissime cose, tante quanto le stelle del firmamento. Pensieri custoditi nel mio cuore come in uno scrigno che, in questo momento, solo attraverso l'anima e lo spirito si possono esprimere.

Se il mio cuore potesse parlare, avrebbe difficoltà a costruire un discorso compiuto, ricco di quelle sfumature calde e profonde dove l’amore domina come tema assoluto. Questo perché le emozioni sono così tante che armonizzarle non è impresa semplice.



Ecco però la memoria, la voce del cuore, che sussurrandomi all'orecchio mi fa rivivere momenti unici. Risveglia sensazioni e ricordi apparentemente legati al passato, ma intimamente presenti ancora oggi nella mia quotidianità.

E sussurrando, la memoria soffia via il velo che ricopre il ricordo del tuo essere donna, mamma e amica: una figura unica e inconfondibile, che riaffiora riaffermando...

La tua forza e il tuo immenso amore.
Il tuo calore e la tua infinita dolcezza.
L’irraggiungibile tenerezza dei tuoi abbracci.
La rassicurante certezza della tua instancabile presenza.

La tua gioia di vivere e l'entusiasmo nel farne parte.
Lo sguardo sempre attento, pronto a cogliere ogni sfumatura della vita.
Il tuo viso delicato, ma fortemente espressivo in ogni situazione.
La purezza d’animo che traspariva da ogni tuo gesto.
Quei modi apparentemente ingenui, ma carichi di significato.
Il tuo tempo, totalmente dedicato ai tuoi cari.
La tua vita piena di sacrifici, affrontata con una dignità senza eguali.
Le debolezze nascoste dalla tua grande forza nel reagire ai dolori più profondi.
La tua rabbia di fronte alle ingiustizie e la tua forza nel volerle sovvertire.
La voglia e il piacere di stare tra la gente.
La gioia che provavi per le cose semplici o mentre danzavi.
Le tue risate spontanee e coinvolgenti tra una battuta e l’altra.
Le movenze gioiose e tenere nello specchiarti prima di uscire per una festa o per una cena (…quanto ti piacevano le cene fuori!).
Il piacere che provavi quando la famiglia era tutta raccolta attorno a te.
Il tuo nasino alla francese, piccolo e delicato, e i tuoi capelli sottili.
La tua immagine mentre ti allontanavi da casa con piccoli passi, passi che con la loro cadenza regolare ti facevano sembrare quasi in volo.
Il tuo gesto delicato nel salutare chi ti osservava dal balcone mentre tornavi verso la tua dimora.
La tua voce sottile, quasi infantile nel tono, mai impositiva, che alleggeriva ogni discorso.
La tua calma apparente nel chiedere l’impossibile: era tale che riuscivi sempre nel tuo intento; dirti di no era quasi impossibile.

Sono così tante le cose che ti appartengono e che sono ancora vive nel mio cuore e nella mia mente. 
Lo sono a tal punto, nella quotidianità, da annullare l’assenza della tua presenza fisica.
Certo, sarebbe una gioia infinita averti ancora con noi; sono tante le cose che avremmo potuto vivere insieme e che sarebbero potute andare diversamente. Eppure, gioisco amorevolmente nel tuo ricordo e vivo con estremo orgoglio l’essere tuo figlio, perché tale mi ritengo ancora oggi. Orgoglioso della tua generosità, del tuo grande cuore e di quella sana, genuina e spontanea educazione che solo poche madri sanno dare.

Soffro solo nel ricordo della tua sofferenza e per quella grande gioia di vivere che hai dovuto abbandonare. Ma sappiamo bene che, per volere del Signore, è solo il corpo che ti ha lasciata, non lo spirito e l’anima.


Sono fiero di te e ti voglio un bene immenso.


Buon Compleanno, Mamma.


Tuo figlio Massimo





mercoledì 19 marzo 2014

Festa del Papà

Caro Papà,

Oggi è doppiamente la tua festa: è la Festa del Papà ed è il tuo onomastico, dato che porti un nome importante come "Giuseppe".

Farti semplicemente gli auguri mi sembra scontato e riduttivo, se penso al valore immenso che hai come padre nella mia vita. 

Mi rendo conto che non esiste oggetto o azione concreta che possa valorizzare appieno il tuo essere papà...

Per questo, il mio augurio di oggi vuole essere un riflesso di ciò che un figlio dovrebbe offrire quotidianamente e con spontanea genuinità: un bacio, una carezza, un gesto affettuoso. 

Perché si è padri e figli ogni singolo giorno, non solo oggi.


Buona Festa del Papà e Buon Onomastico!


Massimo

domenica 5 gennaio 2014

L'Arrogante

Creatura ermetica, incapace di un confronto aperto, l'arrogante indossa la maschera della superiorità per nascondere — e prima ancora per non riconoscere — le proprie debolezze. 

Vive nel timore costante di essere controllato o dominato.

In una conversazione, la persona arrogante è talmente accentrata su di sé da non accorgersi di quando l'interlocutore, in realtà, la stia prendendo in giro. 

Spesso basta fingere di non comprendere un concetto semplice per osservare come l'arrogante faccia l'impossibile pur di ribadire, spiegare e dimostrare la propria presunta superiorità.

L'arroganza è il modo peggiore per celare l'insicurezza e una vacua convinzione di sé.

Chi è arrogante distrugge lentamente la propria interiorità, finendo per fare "piazza pulita" intorno a sé. 

Tra altezzosità, prepotenza e collera, vive in uno stato di negazione perenne: non riesce a donare né a esprimere i sentimenti che una situazione o una relazione richiederebbero.

 

sabato 2 novembre 2013

Miseria d'Animo



La miseria d’animo spesso è vista come prerogativa di chi possiede e non dona.

Del ricco si dice che abbia l’animo misero perché incapace di donare, mentre del povero che abbia l’animo nobile perché conosce il sacrificio e la sofferenza, ed è quindi capace di dare anche quel poco che possiede.

Spesso quanto detto per il ricco corrisponde a verità, perché la ricchezza e il possesso rendono emotivamente aride le persone, poco altruiste e incapaci di dare un senso umano e spirituale alla vita. Il materialismo e il possesso di beni rendono diversi dagli altri; si tende ad appartenere a una determinata categoria di persone e a un mondo diverso.

Differenze sociali che portano, in taluni casi, a differenze culturali. Differenze che spesso non giustificano comportamenti poco sensibili verso i più bisognosi…

Tralasciando l’aspetto puramente materialistico, la miseria d’animo può assumere anche caratteristiche differenti: ad esempio, può essere intesa come l’incapacità individuale di alcuni soggetti nel rapportarsi con il mondo esterno.

Il portatore d’animo misero è coscientemente vittima di paure remote che lo inducono a non creare stretti rapporti con il prossimo. Si limita a osservare, senza alcuna iniziativa personale verso i problemi che non lo riguardano direttamente. Se espressamente coinvolto da qualcuno su problematiche di diversa natura, cerca soluzioni tali da evitare ogni suo coinvolgimento diretto; pertanto, le soluzioni da lui proposte non sono mai dirette ma, nella maggior parte dei casi, hanno un senso più generale e indiretto.

Chi è povero d’animo è una persona prevalentemente sola, con qualche conoscente e pochi amici; amici che egli frequenta senza alcun coinvolgimento e che considera solo come mezzo di appartenenza per non sentirsi solo.

Il povero d’animo è attento alle problematiche della vita ma non interviene mai direttamente; ha mille motivazioni o scuse per non fare e per non dire.

Il povero d’animo può sembrare una persona fredda, ma in realtà non lo è. Egli è avvolto da una corazza fatta di timori e paure. La sua chiusura verso tutto quello che è al di fuori della sua vita lo limita e gli impedisce di essere veramente se stesso. In tal senso, può sembrare timido e introverso, ma allo stesso tempo arrogante e scontroso.

Bisognerebbe scalfire le sue primordiali paure verso la vita e le origini delle cause che l’hanno portato a indossare la maschera del perfetto incompreso.

Scardinare la struttura introversa del suo mondo è un'impresa difficile, ma isolarlo significa spingerlo nell’oblio del proprio “io”. Avrebbe bisogno di continui e progressivi stimoli esterni che lo coinvolgano inizialmente solo marginalmente, per non creare in lui inutili paure e vie di fuga. Andrebbe valorizzato e incoraggiato e, comunque, mai lasciato solo….

Chi ha l’animo nobile aiuta chi ha l’animo misero…

Il povero che aiuta il ricco….



Il Valore della Vita



Omicidi in guerre di mafia

Omicidi di innocenti in guerre di mafia

Omicidi di familiari innocenti per vendetta in guerre di mafia

Omicidi per gelosia

Omicidi per soldi

Omicidi per estorsione

Omicidi per droga

Omicidi per futili motivi

Omicidi legalizzati dalle guerre internazionali

Omicidi di massa e di natura razziale

Omicidi per religione

Omicidi per fame

Omicidi di extracomunitari e della loro speranza

Omicidi di piccoli indifesi

Omicidi…

Chi compie tale atto non ha alcun concetto né senso della vita. Per questi soggetti, la vita vale meno del nulla.

Quello che più spaventa, però, è la profonda indifferenza tra la gente. Guardiamo tali avvenimenti con occhi di osservatori distratti, per poi andare avanti con la nostra esistenza come se nulla fosse. Per molti di noi, sono solo chiacchiere da bar.

Dov’è il valore della vita in tutto ciò?

Andrebbero condannati non solo coloro che compiono tali atti, ma anche coloro che guardano con occhi velati, senza mai esporsi con fatti o parole concrete.

Dobbiamo modificare la nostra coscienza ed essere più attenti ai valori umani. Ogni omicidio nasce sempre da una sola e apparente "verità": il desiderio di possesso verso qualcosa, qualcuno o il dio denaro. Dobbiamo renderci conto, però, che alla fine tutti lasceremo questa vita e nulla ci sarà concesso di portare con noi. Pertanto, accumulare beni e denaro, o legare a sé qualcuno contro la sua volontà, è solo una forma di egoismo e di inutile crudeltà.

Non sprechiamo la nostra vita stupidamente…

Il Tempo




Il tempo ha confini ben definiti. È lo scadenziario della nostra vita, il riferimento di quello che siamo stati e di quello che saremo. È l’ordine indiscutibile della nostra esistenza.

È come il pendolo di un antico orologio: l'arco di tempo tra un suo vertice e l’altro (inizio e fine) rappresenta l’evoluzione delle nostre azioni lungo l’intero arco della vita. La differenza è che la nostra esistenza terrena ha un inizio e una fine, mentre il pendolo ha un movimento perpetuo che osserva l’evoluzione di tutte le cose…

Il presente, come concetto terminologico, potrebbe anche non esistere; questo perché ciò che facciamo, istante per istante, è già parte del passato. Pertanto, esiste un passato certo, un futuro lontano e incerto, e un presente che traghetta il nostro futuro più prossimo nel passato.

Un futuro visto da lontano può spaventarci o regalarci aspettative positive… ma, prima o poi, anch’esso è destinato ad appartenere al passato. Le nostre azioni non dovrebbero basarsi sulle attese di un futuro lontano destinato a finire, ma su un presente vissuto intensamente in ogni dettaglio, per godere di ciò che abbiamo.

Non corriamo troppo, perché quello che pensiamo di dover raggiungere altro non è che il principio della nostra decadenza. Il futuro è l’accelerometro della nostra fine: prima arriva, prima si conclude una fase della nostra vita.

Sognare è bello e spesso rappresenta la nostra unica ancora di salvezza nei momenti più bui. Ma i sogni restano pur sempre aspettative di qualcosa che si spera si realizzi nel tempo; aspettative che, tuttavia, possono anche non realizzarsi.

Possiamo certamente lottare affinché i nostri sogni si avverino, ma non dobbiamo focalizzare la nostra esistenza solo su obiettivi futuri, perché la vita è breve e il tempo passato non ci viene restituito.

Il passato si autocostruisce con le nostre azioni, mentre la corsa verso il futuro è l’autodistruzione di noi stessi. Amiamo, gioiamo e soffriamo istante per istante, puntando lo sguardo verso un futuro prossimo e non troppo lontano. Questo è quello che conta.

martedì 26 febbraio 2013

L'Anziano




Questa è una fase della nostra vita che, a una certa età, ci accomuna tutti.

L’anziano vive una condizione di grande fragilità fisica e psicologica, spesso isolato e tenuto fuori da ogni prospettiva sociale; visto solo come un essere da compatire per la sua età avanzata e nulla più.

Spesso osiamo dire: 

“Poveretto, è meglio che resti a casa…” 

“È meglio che non prenda freddo…” 

“Se andiamo in vacanza si può stancare, quindi è meglio che non venga…” 

“Bisogna decidere cosa fare per quel problema, ma cerchiamo di non coinvolgerlo, altrimenti gli diamo preoccupazioni…” 

“Teniamolo fuori dai nostri discorsi, tanto non può capire…” 

E se ci cammina davanti, lentamente, su un marciapiede, ci lamentiamo perché ostacola e rallenta il nostro passo: “Datti una mossa, togliti…”

Stolti, perché non capiamo l’importanza della ricchezza socio-culturale che un anziano può dare a ognuno di noi. Stolti perché dimentichiamo che l’anziano è lo specchio di quello che saremo noi un domani, se Dio vorrà.

In tali condizioni, l’anziano sente venir meno il proprio ruolo all’interno della famiglia e della società, oltre a percepire un cambiamento nel proprio fisico e nella propria autonomia. Comincia ad aver paura delle malattie e della morte. Nella società, il sentirsi messo da parte lo porta verso una condizione di disagio e di esclusione. Vive in uno stato di grande fragilità personale che lo conduce all’isolamento interiore. Risulta difficile per lui mantenere il ruolo di amico, di parente, di uomo attivo dal punto di vista della partecipazione sociale. Egli si sente del tutto anonimo in un mondo che corre senza curarsi di lui.

In tale contesto, sentendosi escluso e non più utile, è come se percepisse che nessuno abbia più bisogno di lui. Questo lo porta a rinchiudersi sempre più in se stesso.

Così l’anziano, sentendosi solo, cerca di far riaffiorare i propri ricordi, che lo fanno sentire lontano dal presente ma più forte grazie al passato. Un passato ricco di speranze, di sogni e di prospettive. Ricordi che rappresentano quasi la sua unica linfa vitale per andare avanti e sentirsi ancora un uomo vivo; è come se dicesse a se stesso e al mondo intero: “Io ci sono stato e ci sono ancora! Ascoltatemi e tenetemi presente!”

Mentre nel presente, abbandonato a se stesso, diviene spesso scontroso e spinto verso un isolamento sempre più profondo. Diventa insicuro e rinuncia a desideri e aspirazioni, limitandosi anche nelle scelte più banali.

È fondamentale, quindi, per aiutare l’anziano, stimolarlo verso un riavvicinamento alle relazioni sociali e familiari. Qualsiasi contatto con il mondo esterno, anche il più semplice, può rappresentare uno stimolo per superare quella fragilità. Bisogna fargli capire che la sua età è solo una fase di cambiamento che appartiene alla vita e che le opportunità sono sempre presenti, così come le passioni e gli interessi.

Non dimentichiamo chi siamo, da dove veniamo e che la vecchiaia è una condizione che ci accomuna tutti. 

Amore, comprensione, solidarietà e rispetto sono alla base della nostra vita civile. 

Cerchiamo di avere più cura dei nostri anziani e coinvolgiamoli sempre più nelle nostre vite, perché un giorno verrà il nostro turno.

domenica 6 maggio 2012

Taranto, Città Bella ma Ricca di Veleni


Taranto

Città assediata dalla speculazione territoriale da parte della grande industria. 


In questa città lo sfruttamento del territorio per scopi imprenditoriali, attuato anche attraverso finanziamenti statali senza controllo per realtà societarie a breve termine, è la rovina di più generazioni di tarantini.



Secondo gli ambientalisti, la grande industria (Ilva, Agip, Cementir...) fa salire Taranto ai primi posti in Europa tra le città più inquinate e con il maggior numero di tumori. Una città che, oltre a essere soffocata dall'inquinamento, è anche protagonista, come molte realtà del sud, nel settore della disoccupazione giovanile. Delinquenza e microcriminalità sono, naturalmente, presenti anche qui. Insomma, a questa città non manca proprio nulla, compresa l'incapacità dei nostri politici nel reagire e far rispettare maggiormente il territorio tarantino.



Altro nostro "flagello" è la Marina, proprietaria di gran parte del territorio: si guardino il vecchio arsenale, l'arsenale nuovo e altri terreni occupati, in alcuni casi non più utilizzati da diverso tempo. La Marina ha così scippato a Taranto buona parte della costa cittadina.

A Taranto esiste l'iperporto commerciale, ma manca un aeroporto! Un aeroporto che invece è presente a Grottaglie, cittadina bella e ricca di artigianato (le ceramiche) della provincia, ma mai decollato per contrasti sia di natura concorrenziale sia politica (vedi gli aeroporti di Bari e Brindisi). Su tutte le varie scelte commerciali, di investimento sul territorio e imprenditoriali, Bari, Brindisi e Lecce fanno da "padroni", lasciando Taranto come fanalino di coda. Ma, come avevamo già accennato, questo accade anche a causa dell'incapacità della nostra classe politica.


Taranto viene definita la "città dei due mari" perché bagnata dal Mar Grande e dal Mar Piccolo. Ha un bellissimo lungomare, tra i più belli d'Italia, una favolosa villa comunale (Villa Peripato) e il Castello Aragonese, ricco di storia, fiancheggiato dal canale navigabile sovrastato dal Ponte Girevole, unico al mondo per le sue caratteristiche. 
Il canale divide la città nuova dalla romantica Città Vecchia, un isolotto collegato alla terraferma solo da due ponti: il Ponte Girevole da un lato e il Ponte di Pietra dall'altro.

La Città Vecchia, con i suoi colorati pescherecci ormeggiati sulla costa del Mar Piccolo. Sulla costa opposta, quella che affaccia sul Mar Grande, un tramonto unico che, a seconda delle stagioni, toglie il fiato. Taranto è una città ricca di locali, pizzerie e ristoranti dalla cucina tipica, a base di pesce fresco, latticini e ottime verdure.

Sempre a Taranto venivano coltivate le famose "cozze tarantine", invidiate in tutta Europa. Cozze di elevata qualità e sapore, coltivate nel Mar Piccolo grazie alla presenza di diverse sorgenti di acqua dolce (i citri) che creavano l'equilibrio ideale per la fauna marina. Ma anche questo patrimonio è stato intaccato dall'inquinamento del Mar Piccolo, per la presenza di un alto tasso di diossina. Ora si pensa di spostare la coltivazione delle cozze nel Mar Grande.


Eppure, con spirito di responsabilità da parte di tutti, in comune accordo tra cittadini, politici e industriali, Taranto potrebbe essere una città più vivibile e accogliente. Basterebbe che la grande industria (Ilva, Cementir...) investisse, una volta per tutte, sia su sistemi per abbattere l'inquinamento prodotto dai loro impianti, sia sulla bonifica stessa del territorio.

L'Agip dovrebbe fare la stessa cosa e, vista la sua forte presenza, dare anche la possibilità — con un accordo politico locale — di creare convenzioni con il Comune e i cittadini per una riduzione dei costi del carburante. La Marina Militare, storicamente presente su buona parte del territorio, potrebbe, come forma di ringraziamento per l'ospitalità che i tarantini hanno sempre dimostrato, contribuire a rendere la città più ordinata e presentabile, dando più respiro al territorio e cedendo parte delle sue proprietà non più utilizzate.

È chiaro che i politici locali e l'amministrazione comunale non devono stare a guardare e aspettare che qualcosa accada. Tali figure pubbliche dovrebbero rappresentare l'espressione e la volontà dei cittadini, perché è proprio grazie a essi che ricoprono il proprio ruolo. Se vi è capacità, i nostri politici non devono più pensare a salvare la propria poltrona e gli interessi di pochi, ma devono lottare e spingere ai massimi livelli verso un percorso costruttivo di cambiamento per una città migliore, più sana, pulita e con presupposti per una crescita occupazionale. Diciamo basta agli accordi con l'industria che sa solo minacciare licenziamenti! Deve essere l'industria a preoccuparsi: se non rispetta il territorio e i suoi cittadini, deve andarsene a inquinare da qualche altra parte.

Ci vogliono solo voglia e coraggio per un cambiamento necessario per il bene di tutti i tarantini. Se la grande industria vuole restare a Taranto, si deve adeguare ai tarantini e non viceversa, con tutti i suoi veleni. Altrimenti Taranto, accompagnata da una classe politica adeguata, con l'appoggio di uno Stato volenteroso e il supporto di tutti, potrebbe vivere benissimo anche senza la grande industria.


Taranto è una città stupenda, con sole e mare meravigliosi, territorialmente strategica per l'import-export e un litorale favoloso con lunghissime spiagge dalla sabbia fine e bianca, mai sfruttate adeguatamente dal punto di vista imprenditoriale. Una provincia da amare! A livello turistico e architettonico, infatti, ha poco da invidiare ad altre località più blasonate.


 
Altro settore oggi meno sfruttato e in parte abbandonato rispetto al passato, per colpa della corsa verso il posto "sicuro" nell'industria, è l'agricoltura. Una terra dalle grandi possibilità per un'agricoltura con prodotti diversificati e di qualità, validi non solo per l'uso locale, ma soprattutto per l'esportazione.

Taranto potrebbe vivere tranquillamente (con le persone e le idee giuste) solo di turismo, agricoltura, artigianato e piccola industria a basso impatto ambientale. 
Amiamo di più il nostro territorio e le nostre origini, e facciamo in modo che gli altri ne abbiano più rispetto.




sabato 10 marzo 2012

Astuccio di Pronto Soccorso


Vorrei condividere con tutti voi qualcosa di veramente bello da leggere, da conservare e tenere a disposizione in caso di bisogno... Sono frammenti pieni di sentimento che ci ricordano chi siamo.

Il testo (che forse è già di vostra conoscenza) non è frutto di una mia elaborazione, ma mi è stato donato da una persona a me molto cara e preziosa, che a sua volta lo ha ricevuto da qualcun altro di pari profondità d'animo.


Astuccio di Pronto Soccorso

Abbiamo bisogno di un astuccio di pronto soccorso, il cui contenuto è il seguente:
  • Un paio di occhiali
  • Un elastico
  • Un cerotto
  • Una matita
  • Un filo
  • Una gomma per cancellare
  • Un bacio al cioccolato
  • Una bustina di tè
Vi state chiedendo a che cosa servono tutti questi ingredienti?

Gli Occhiali...
per vedere e apprezzare le qualità delle persone che ci circondano.

L'Elastico...
per ricordarsi di essere flessibile quando la gente o le cose non sono come vorremmo.

Il Cerotto...
per guarire i sentimenti feriti, tanto i nostri quanto quelli degli altri.

La Matita...
per scrivere tutto il bene che ci capita quotidianamente (e Dio solo sa quanto ce n'è da scrivere).

La Gomma da Cancellare...
per ricordare che ognuno di noi commette errori e che abbiamo l'occasione di cancellare.

Il Filo...
per restare legati alle persone realmente importanti nella nostra vita e che rischiamo di dimenticare.

Il Bacio al Cioccolato...
per ricordarci che ognuno di noi ha bisogno di un bacio, una carezza o una parola gentile ogni giorno.

E, finalmente, la Bustina di Tè...
perché alla fine della giornata possiamo riposare, rilassarci e riflettere.

Forse, per la gente, sei solo "QUALCUNO".
Ma...sicuramente sei "IL MONDO" per "QUALCUNO".

Che questo "Astuccio" possa rimanere a portata di mano in caso di bisogno...!

giovedì 8 marzo 2012

Le Verità Nascoste



Il rifiuto, il non essere accettati o la percezione di una diversità rispetto all’apparente normalità degli altri, rappresentano la nostra paura più primordiale; un timore che ci spinge spesso a comportamenti che snaturano la nostra vera libertà e personalità. Viviamo un isolamento interiore e un senso di colpa verso noi stessi per il semplice motivo che tendiamo a chiuderci, evitando di aprirci completamente. Siamo infatti coscienti che raccontare la verità — che venga accettata o meno — può portare allo scontro, all’allontanamento e alla solitudine.

Nella coppia vogliamo a tutti i costi conservare la nostra autonomia di individui pensanti, con libertà di agire, talvolta pensando egoisticamente solo a ciò che è giusto per noi. È sacrosanto non snaturarsi e preservare i propri spazi, ma è altrettanto giusto condividere le scelte e gli avvenimenti che ci accomunano. L’unione è sinonimo di responsabilità reciproca, non individuale.

Aprirsi, anche con il rischio di non essere compresi, è fondamentale. Non si deve aver paura di esprimere sentimenti, pensieri e opinioni. Gli "scheletri nell’armadio" impediscono di vivere sereni: è meglio affrontarli subito, prima che sia troppo tardi. Altrimenti, si finisce per vivere nella menzogna, trasformando il rapporto in una farsa consapevole che, col tempo, conduce alla sfiducia e alla rottura. La chiarezza fin dall’inizio è l'unica via per un rapporto sano, dove la libertà di essere se stessi non sfocia nell'individualismo, ma nella partecipazione.

Nel mondo del lavoro le dinamiche cambiano: il rapporto si basa sulla fiducia professionale e solo raramente su quella personale. Aprirsi è concesso solo con i colleghi più affini, ma sempre entro certi limiti: esiste una soglia necessaria che divide la sfera privata da quella professionale.

Tra amici, invece, entrano in gioco meccanismi più antichi, legati al nostro passato e a una libertà più incondizionata. Non vi sono legami che impediscano di esprimere le proprie scelte o che costringano a nascondere la verità. Nelle amicizie vere — forti, leali e durature — le motivazioni che portano a celare la verità decadono. Proprio perché si tratta di rapporti storici, riusciamo a essere noi stessi: l’amico o l'amica sono, da sempre, i nostri confidenti naturali.

La differenza tra l'amico e il compagno di vita è sottile ma fondamentale. L’amico rappresenta la spensieratezza di un momento e, a volte, la valvola di sfogo per le tensioni con il partner. Il compagno o la compagna, invece, oltre a essere il confidente assoluto per le questioni più intime, è colui o colei con cui si pianifica il futuro attraverso scelte condivise, al riparo da condizionamenti esterni.

In conclusione, le verità nascoste sono sempre un danno: prima di tutto per se stessi e, di riflesso, per i rapporti con gli altri.

domenica 4 marzo 2012

Ciao Lucio Dalla


Con profonda commozione, rivolgo il mio umile saluto a un grande della canzone italiana: un uomo che ha contribuito a arricchire l’animo e lo spirito di tutti coloro che hanno avuto la fortuna di ascoltarlo e seguirlo.

La sua straordinaria personalità, accompagnata da una profonda spiritualità poetica ed espressa attraverso l’arte della musica, ha risvegliato in noi momenti di grande riflessione su temi quali l’amore, l’amicizia e la solidarietà.

Ciao Lucio… e grazie per le parole che ci hai donato attraverso la poesia della tua musica. Tutti noi ti siamo grati e ti abbracciamo con immenso affetto.



sabato 3 marzo 2012

Inno all'Amore


Meraviglioso sentimento
che accompagni in ogni momento
il nostro cammino.

Noi a te ci chiniamo,
perché grazie a te noi primeggiamo.

Una finestra sul mondo ci hai aperto
e noi, spettatori affascinati, osserviamo
quanto di bello ci viene donato.

Grazie a te il nostro animo interagisce
e gioisce.

Grazie a te i nostri pensieri e le parole
si illuminano come una pietra preziosa,
si liberano come un canto dolce e melodico.

I nostri respiri si fondono in un’unica
entità di gioia che, con soffio leggero,
sospinge le ali dell’amore verso
orizzonti infiniti.

Con occhi diversi noi viaggiamo,
perché grazie a te noi ci muoviamo.

La dolcezza e la tenerezza noi proviamo
quando siamo vicini e ci stringiamo.

Mano nella mano noi ci ritroviamo,
ogni volta che lo vogliamo,
anche quando non ce l’aspettiamo.

Grazie a te noi insieme affrontiamo
le difficoltà e tutto ciò che non conosciamo.

Grazie a te il nostro presente è cambiato
e più bello è diventato rispetto al passato.

Il futuro con più serenità noi affrontiamo,
perché ora insieme noi siamo,
e grazie a te se lo possiamo.

Amore, tu meraviglioso sentimento,
ci hai coinvolti pur non sapendo
chi noi fossimo in questo mondo;
e giorno dopo giorno,
per mano ci hai accompagnati
verso emozioni semplici e pure.

Amore, parola così piccola
ma di immensa forza,
capace di cambiare i nostri cuori,
di farci incontrare,
di unire e rendere grandi le nostre emozioni.

Stella del nostro cuore, Amore tu sei,
che doni luce alle nostre vite;
ardi perennemente in noi
e riscalda le nostre anime
soffiando un vento caldo di intima dolcezza.

Amore, grazie Amore…

La Vita



Riflessioni sul Senso della Vita

La nostra vita intraprende spesso strade nuove, o comunque differenti dalle normali abitudini quotidiane. Gli ostacoli e gli imprevisti sono sempre presenti, pronti a frenare il nostro entusiasmo e la voglia di proseguire verso il fine che ci prefiggiamo. Spetta a noi non mollare e, armati di spirito combattivo, affrontare le avversità per superare ogni intralcio che ci si pone davanti.

Le malattie, la crisi sociale ed economica, le problematiche psicologiche, le paure e l’isolamento sono situazioni negative che dobbiamo, per forza di cose, affrontare per non soccombere. In realtà, esistono anche tante realtà positive che ci donano forza ed energia: l’amore, l’affetto, i figli, la solidarietà, un abbraccio, la famiglia, il sole e tutto ciò che di bello si rivela ai nostri occhi, provocando sensazioni intense e incoraggianti.

Domande Esistenziali

Pertanto, convivono cose belle e brutte, il bene e il male, ostacoli e traguardi. Ma cos’è la vita, in realtà? È solo una continua corsa a ostacoli? Verso cosa? Perché nasciamo e qual è il nostro scopo?

Gioiamo e soffriamo, ma a cosa porta tutto questo? Qual è l’incomprensibile ragione della nostra esistenza, del nostro essere "umani"? Il nostro scopo è forse solo quello di nascere, lottare per sopravvivere e procreare? Ma per arrivare dove? Solo verso quella luce che un giorno si spegnerà? E poi?

Non è possibile che il nostro venire al mondo si riduca solo al ciclo nascita-morte, con in mezzo una miriade di sfaccettature che riempiono la nostra breve esistenza. Forse la vita è come una ruota che gira ad altissima velocità, talmente rapida da sbalzarci verso un nuovo ciclo, di natura diversa e a noi apparentemente oscura.

La Visione Spirituale

È forse la nostra vita una prova verso qualcosa di più grande? Personalmente, credo che l'esistenza non si riduca al puro materialismo terreno. È mia convinzione che ci sia dietro un percorso Divino.

Dio ci ha creati per un fine più alto, ancora a noi incomprensibile. 

Il Signore Dio nostro È

È colui che ha creato tutto ciò ed è permesso solo a Lui conoscere cosa ci attende. Egli ci indirizza nel cammino, dandoci la possibilità di scegliere tra il bene e il male. È colui che ci mette alla prova, che ci dona gioie e dolori, e che deciderà del nostro futuro.

Egli prenderà in esame la nostra esistenza terrena e la giudicherà: il Suo giudizio finale sarà il nostro futuro spirituale. Esaminerà, in base ai Suoi insegnamenti, ciò che siamo riusciti a mettere in pratica. 

Siamo solo di passaggio sulla terra, ma il Signore ci ha insegnato a viverla nel migliore dei modi: nel rispetto reciproco, con amore verso il prossimo, solidarietà e misericordia.

In qualunque momento il Signore potrà chiamarci al Suo cospetto: dobbiamo farci trovare pronti, senza alcuna riserva. 

Il Signore ci ha insegnato ad amare, e allora... amiamoci.

venerdì 24 febbraio 2012

La Solitudine



In generale, la solitudine la “subiscono” coloro che si isolano o vengono isolati da chi li circonda per motivi di diversa natura: caratteriale, psicologica, per condizione sociale, ecc. Le varianti sono talmente tante che è difficile schematizzare in poche parole come un individuo possa giungere a una condizione di questo tipo, che molto spesso è anche causa di un malessere interiore che porta ad allontanarsi proprio dal concetto di integrazione, con conseguente isolamento dal mondo esterno. Bisogna ricordare anche che la solitudine non nasce solo dall’involontarietà di noi stessi, del nostro essere o del nostro saper stare nel sociale, ma in moltissimi altri casi nasce da una volontà soggettiva dell’individuo o per scelta di vita.

Ad esempio, la timidezza e l’inibizione verso il prossimo portano queste persone a non partecipare attivamente alla vita sociale; esse si escludono autonomamente e forzatamente dai rapporti interpersonali, costringendo il prossimo ad abituarsi a non considerarli. Un altro esempio può essere rappresentato da quelle persone che si sentono autonome e libere da ogni coinvolgimento sociale.

Ci sono poi coloro che, a causa del loro modo di porsi con gli altri, rischiano una forma di isolamento meno evidente ma comunque presente nella loro vita. Questi sono gli arroganti e i maleducati, convinti di far parte di un mondo tutto loro, circondandosi di persone che ideologicamente la pensano nello stesso modo. In realtà si tratta di un falso ideologico, perché si può essere isolati anche all’interno di uno stesso gruppo apparentemente omogeneo. È come se, pur di appartenere a un gruppo, si fingesse di seguire la stessa corrente, ma in realtà è solo finzione, così come finta è l’intera compagnia. Quello che rende forte l’unione, l’appartenenza a qualcuno o qualcosa e il non sentirsi soli è la lealtà, l’onestà intellettuale, l’educazione e l’amicizia, anche se di correnti diverse.

Molto spesso il nostro modo di essere può derivare da esperienze vissute più o meno negative, che lasciano il segno nello sviluppo della nostra personalità e che ci portano frequentemente a proporci — come forma di autodifesa incondizionata — in modo negativo verso gli altri, a tal punto da non essere compresi e quindi accettati.

Ci sono poi quelli che, nonostante il forte desiderio e la volontà di socializzare e partecipare con condivisione alle problematiche sociali di diversa natura, vengono comunque e sistematicamente esclusi. Qui i motivi possono essere tristemente associabili all’ignoranza e alla scarsa maturità di alcune persone, la cui incoscienza ed egoismo vanno oltre ogni ragionevole comprensione. Tale pochezza d’animo isola alcune categorie di persone perché appartenenti a differenti ceti e condizioni sociali, razze o religioni. Povertà, colore della pelle e religione differente sono tutte cose che creano ancora separazione tra la gente.

Eppure basterebbero un po' più di cuore, altruismo e solidarietà per unire maggiormente le persone, seppur con percorsi diversi, ma con spirito di unione sociale.

mercoledì 22 febbraio 2012

La Famiglia



Cuore pulsante della sfera sociale…

Organizzazione microscopica basata su regole non scritte, ma dettate dall’educazione, dalla responsabilità, dal rispetto, dall’amore, dalla solidarietà e dall’altruismo reciproco… l’insieme di tali organizzazioni costituisce il tessuto dell’intera società.

Quando alcune di queste microrganizzazioni vengono meno per cause diverse (ignoranza, scarsa educazione, condizione sociale negativa, impoverimento, aggressività, ecc.), viene meno anche parte del tessuto sociale. Nascono i disordini, la micro e macro delinquenza, le speculazioni e quant’altro di marcio tende a insinuarsi sempre più nell’intera organizzazione mondiale.

L’intera società può recuperare terreno verso il buon senso reciproco, e con uno sguardo coraggioso e caritatevole verso i più bisognosi, solo se alla sua base le stesse famiglie cominciano ad assumere maggior consapevolezza che l’educazione, il rispetto e le non false moralità sono il seme che porterà i nostri figli a crescere verso un futuro migliore.

Educare, pertanto, i nostri figli fin da piccoli per un mondo migliore è l’elemento significativo e indiscutibile per un mondo più unito e nel reciproco rispetto, indipendentemente dal ceto sociale, dalla razza o dalle religioni.

Dal punto di vista più intimo e personale, la famiglia esprime in me molteplici sensazioni; con un'esternazione derivante dal profondo del mio animo, dico che è l’eredità che il nostro Signore Gesù Cristo ha lasciato in terra come testimonianza e rappresentazione del suo amore e della sua benevolenza nei confronti del genere umano. L’amore verso il nostro Signore non può essere paragonato all’amore terreno verso la famiglia: l’amore verso il Signore è unico e indiscutibile, ma la famiglia è la catena che lo lega a tutti noi e pertanto, nel mio intimo più profondo, penso che…

La famiglia nasce dall’amore dei nostri genitori… madre e padre… fondamenta terrene per la nostra crescita… massima espressione fisica e figurativa che mai ci abbandona…

La famiglia è il nido della nostra vita, la nostra casa, il nostro rifugio.

È il calore che ti avvolge quando ne hai bisogno.
È la protezione contro le avversità della vita.
È il cuore pulsante della tua interiorità.
È il tuo salvagente per non affondare.
È l’amore che ricevi quando ti senti vuoto.
È la spalla dove appoggiare tutto il peso del tuo fagotto esistenziale.
È l’abbraccio che ti viene offerto in ogni momento.
È la porta che trovi aperta senza bisogno di bussare.
È la bandiera delle nostre origini.
È il profumo della nostra giovinezza.
È la compagna dei nostri giorni.
È la gioia nel condividere le nostre vittorie.
È lo sfogo dei nostri pensieri.
È la nostra ancora per non andare alla deriva.
È la festa dei nostri giorni.
È l’impegno della nostra vita.
È la tenerezza degli anni che passano.
È la storia della nostra vita.
È il bacio più bello e protettivo che riceviamo e che diamo.
È l’organizzazione della nostra vita.
È la personificazione della solidarietà.
È il soffice cuscino di piume dove posare i nostri sogni.
È il saluto supremo e ultimo che possiamo dare e ricevere.

Grazie alla presenza costante del nostro Signore dentro tutti noi, che mai ci abbandona, e grazie ai Suoi insegnamenti, la Famiglia, attraverso di Lui, è… e sempre sarà…

Sguardo sul Trapianto di Rene tra Viventi



Nel processo che porta al trapianto di rene tra viventi vi sono due figure fondamentali da tenere in considerazione: il “donatore” e il “ricevente”. 

Il donatore, come dice la parola stessa, è colui che dona e che si sottopone all’espianto volontario del proprio rene; può essere un familiare (padre, madre, fratello, sorella, etc.) o un estraneo comunque compatibile. Il ricevente, molto semplicemente, è invece colui che riceve e che viene sottoposto al trapianto.

Tra il donatore e il ricevente vi è tutta una équipe medica altamente professionale che avvia una serie di procedure mediche (strumentali, ematochimiche e psicologiche) per raggiungere lo scopo finale che altro non è che la buona riuscita del trapianto, salvaguardando comunque e a priori la salute stessa sia del donatore che del trapiantato.

Aspetti psicologici

Il donatore prima di fare una scelta di questo tipo può sentirsi: 
Combattuto e spaventato, nonostante la volontà e l’amore nei confronti del ricevente. Stato, questo, che può condizionare fortemente e in negativo la stessa volontà nel proseguire nella sua scelta finale di donare. Naturalmente, anche in caso di un eventuale passo indietro, il donatore va capito, difeso e tutelato. 
Senza remore, coraggioso e spinto solo dall’amore verso il ricevente; ciò lo porta a proseguire verso il cammino dell’espianto.

Il sacrificio della donazione è supremo e nulla può essere chiesto in cambio, perché nulla potrà mai contraccambiarlo. 
Durante la fase di meditazione e programmazione al trapianto il donatore è spinto da una grande forza di volontà e senso di sacrificio. La gioia che prova, sapendo che il suo gesto rappresenta la salvezza della vita altrui, è enorme. Più vi è questa consapevolezza, maggiore è la spinta e la volontà nel procedere con il proprio gesto.
La donazione è quindi un grande gesto di Amore e di Sacrificio senza limiti.
Donare una parte di sé, un proprio organo, è appagare il senso della propria vita, è il gesto più grande che una persona possa fare per qualcuno.

Il ricevente (trapiantato) prima di fare il trapianto è consapevole del fatto che una persona cara sta per donargli il proprio rene.
Le paure e il senso di responsabilità che investono il ricevente sono enormi, a tal punto da pensare al rifiuto del trapianto stesso. I dubbi sono tanti e tutti spinti da questo senso di responsabilità nei confronti di chi dona (il familiare, madre, padre, etc.).

I dubbi e le domande sono del tipo:
E se il trapianto non dovesse andare a buon fine?
E se durante l’intervento ci dovessero essere problemi per il proprio caro?
Cosa succederebbe se ad aver problemi simili di rene dovesse essere il proprio caro in un prossimo futuro?
Etc….

Superata questa fase, dopo mille raccomandazioni, consigli e informazioni di natura medica e psicologica, con più tranquillità ma sempre con grande preoccupazione, si decide per il trapianto.
A trapianto avvenuto, superate le sofferenze iniziali, si comincia pian piano a riprendere possesso della propria vita, facendo quello che prima magari non si riusciva a fare o non si aveva la forza di fare. Si prova un grande senso di gioia, di felicità e di libertà che non si provava ormai da tempo.
Il senso di gratitudine verso chi ti ha donato il rene è enorme, così come il senso di responsabilità. La cosa più grande che si può fare per questa persona è custodire e proteggere con tutte le proprie forze quel bene prezioso che ti è stato donato: il rene e i sacrifici ad esso legati.
Naturalmente la tua vita, che apparentemente rientra nella normalità individuale e sociale, è in realtà in continua allerta involontaria per evitare qualunque forma di trauma al tuo nuovo organo. Cerchi di curare l’alimentazione e di fare attività fisica mirata e controllata; i controlli medici durante l’anno non mancano e, così facendo, la tua vita va avanti. Piccoli accorgimenti e sana vita sociale come ogni altra persona, senza farsi mancare nulla….
Dopo molti anni dal trapianto, quando ormai tutto ti sembra normale, ti rendi conto che comincia ad assalirti una nuova preoccupazione e paura, che non è minore di quella che avevi prima del trapianto, anzi è forse maggiore.
La paura è proprio quella di perdere il tuo rene, visti i tanti anni che sono passati dal trapianto. Cominci a pensare che un trapianto non possa durare tutta una vita, anche perché non si conosce ancora concretamente quella che è la vita media di un trapianto. 
Dopo più di 20 anni di trapianto questo nuovo timore comincia a crescere sempre più nel tuo animo, anno dopo anno. 
La paura poi non è solo quella di dover perdere il rene, ma anche di dover rientrare in un sistema dialitico che, seduta dopo seduta, ti consuma. Rimettersi in lista d'attesa e attendere anni affinché si trovi un nuovo donatore disponibile e a te compatibile (vivente o cadavere che sia). La consapevolezza che gli anni anagrafici non sono a tuo favore ti spaventa ancor di più. Intendiamoci: è preferibile fare un trapianto a un giovane che non a una persona avanti negli anni…

In definitiva, però, quello che bisogna fare è cercare di condurre una vita serena e felice, compatibilmente con i propri problemi, e vivere apprezzando quanto di buono la vita ci offra, attimo per attimo. Tutto il resto, a tempo debito, verrà affrontato con più maturità e forza.